Pagina:La statistica e i suoi metodi.djvu/8

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A tal uopo, badiamo a non confondere, quanto alle origini, ciò che può dirsi la materia propria della scienza, colla scienza stessa che deve elaborarla; e per quest’ultima, fermiamoci a quel primo momento, in cui, dopo una lunga trattazione frammentaria, o, come altri pure la disse, indeterminata, la Statistica comincia a presentarsi in forma metodicamente ordinata, e in certo modo colla piena coscienza di un suo proprio assunto, e viene a reclamare un posto distinto nella grande famiglia delle discipline sociali.

Una materia statistica, cioè de’ fatti e delle istituzioni che noi oggi comprendiamo con tale denominazione, si capisce bene che, in certa proporzione, debba aver sempre esistito, fino dagli esordi delle umane societa. La prima cosa che gli uomini fanno nell’atto che si uniscono (come altri ha già detto) è quella di contarsi.

E del pari, non vi è governo, per quanto ancora mal definito, e, per così dire, allo stato rudimentale, fra i cui organi e le cui funzioni non si evolva, più o meno distintamente, qualcosa che tiene alla conoscenza di sè, a quella del paese e degli uomini cui intende d’imporsi, o di coloro di cui dev’essere esso medesimo l’emanazione, alla conoscenza dei mezzi materiali o morali di cui può disporre, e di ciò che esso considera come il prodotto dell’opera sua.

Non vi sono forse stati nella storia generale del mondo che tre grandi governi: Roma, Venezia e l’Inghilterra; e tutti e tre sono governi che in questo senso direbbonsi eminentemente statistici. Il censo romano, la relazione veneta, l’inchiesta britannica, sono tre sorte di documenti, tre tipi, che stanno a testimonio e modello di sapienza politica e statistica ad una volta.

Di pari colle istituzioni è pur naturale che vadano le idee; e colle idee anche una certa trattazione, che tiene di più in più di scientifica, ma che si presenta dapprima in forma indistinta, non sceverata da argomenti