Pagina:La zecca di scio.djvu/17

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Giace quest’isola, una delle Sporadi, non lungi dalle coste dell’Asia minore e poco distante, da Smirne. Faceva parte dell’impero bizantino, quando sul 1170 i Veneziani se ne impadronirono ma per tenerla poco tempo, che dopo avervi passato un inverno colla loro flotta, per causa della peste che ne decimava le ciurme1, dovettero presto abbandonarla, e cosi subito venne ricuperata dai Greci; ad essi ancora apparteneva quando Michele VIII Paleologo, affine di compensare i Genovesi dei soccorsi accordatigli per ricuperare Costantinopoli, col trattato di Ninfeo2, nel 1261 loro concesse di possedere in varie delle principali città dell’impero, e fra queste in Scio, loggia, palazzo, chiesa, bagno, forno, giardino e case pei mercanti, e di avervi consoli, tribunali e la giurisdizione mera e mista nelle cause civili e criminali sopra tutti i loro concittadini.

Ecco donde gli scrittori liguri derivano l’origine dei diritti della loro patria sopra quest’isola, quando solamente privilegi l’imperatore bizantino in essa aveva a Genova concessi, ed in momento di grande bisogno, con intendimento di spogliarnela subitochè propizia se gli offrisse l’occasione; ed infatti questa non dovette tardare a presentarsi, poiché tra i numerosi documenti

  1. Chronicon Andreae Danduli, Muratori - Rerum Italicarum scriptores. Tom. XII, col. 295. «Crediamo di dover dire che una gran parte di queste notizie vennero da noi estratto dagli scrittori bizantini, dall’archivio generale del regno in Torino, e dall’eccellente storia di quest’isola, scritta col modesto titolo di articolo (Giustiniani familie aus Genua) dal dottore Hopf, Professore e Bibliotecario dell’Università di Königsberg, ed inserto nell’Allgemeine Encyklopädie di Ersh e Gruler, sessione 1.ª, volume 68.»
  2. Historiae patriae monumenta. Liber iurium reipublicae genuensis. Angostae Taurinorun 1854. Tomus I, col. 1351.