Pagina:La zecca di scio.djvu/24

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qualità di vicario imperiale, da Leone Caloteto, in compenso d’essere stato il principal motore a Costantinopoli per indurre quel sovrano a riprendere l’isola ai Zaccaria, e, caduto lui in disgrazia, ne fu dato il governo ad uno dei principali suoi abitanti detto dagli scrittori greci Caloianni Chibos, e dai liguri Gioanni Cibo1, sotto il quale, come ora vedremo, venne nuovamente l’isola in mano dei Genovesi.

Avvicinavasi la metà del decimo quarto secolo, quando dalle fazioni, dalle quali era da vari anni la città miseramente travagliata, fu cacciata da Genova la maggior parte dell’aristocrazia, che ritiratasi nelle riviere continuamente venne la propria patria colle scorrerie per terra e per mare molestando. Principali ne erano i Grimaldi che, andati a Monaco loro terra, cogli amici attesero nel 1345 a radunarvi un esercito di 10,000 uomini e ad armare 30 galee2; della qual cosa avutosi sentore dal doge Gioanni de Murta, subito pensò alla difesa della città, per il che incaricò alcuni popolani affinchè vi provvedessero. Siccome l’erario pubblico era esausto, questi deliberarono d’invitare quaranta quattro cittadini a mettere assieme a proprie spese una flotta, con promessa che dal comune sarebbe loro stato rimborsato l’esposto e compensati i danni, ipotecando per questo un’entrata di 20,000 lire sopra diverse gabelle, e concedendo anticipatamente le conquiste a farsi sino a che fossero gli armatori intieramente soddisfatti.

Sopra questi quarantaquattro soli ventinove3 concorsero ad armare caduno una galera, delle quali fu dato il comando al

  1. «Questi, secondo il Cibo Recco negli Annali di Genova, che conservansi manoscritti nella Biblioteca di S. M. in Torino, apparteneva alla famiglia patrizia di tal nome, che traeva origine da quella città, ed anzi dice che ai suoi tempi, cioè nel secolo XVI, vi abitavano ancora alcuni nobilissimi uomini venutivi da quell’isola. Questo Giovanni poi doveva discendere da uno di quei mercatanti genovesi stabilitisi in Scio sin da quando il loro comune vi ebbe nel 1261 tanti privilegi da Michele Paleologo.»
  2. Giustiniano. Annali di Genova. Ivi 1537, carte 133.
  3. «Questi furono Simone Vignoso, Lanfranco Drizzacorne, Guglielmo Solari, Guglielmo Arangia, Giacomo Morando, Nicola Tarigo, Andriolo Pesario, Cosma Salvago, Nicola Cigogna, Giacomo Ornio, Filippone Alpano, Luchino Goano, Tommasino Illione, Lodisio Perrone, Antonio Rossi, Meliado Adorno, Federico Osbergerio, Leonardo Cornasca, Lodisio Panzano, Matteo Babo, Francesco Coconato, Pietro Rosasco, Ansaldo Olivieri, Ampugnino Cantello, Raffo Piscina, Andriolo di Centa, Agostino Bennato, Antonio Viviani e Francesco Cottegario.»