Pagina:La zecca di scio.djvu/30

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formatisi in albergo sono ancora oggi rappresentati da alcuni dei loro discendenti, e specialmente dal marchese Pantaleo Giustiniani Reccanello, principe di Bassano.

D’onde traesse quest’albergo tale nome, che sin dal 1359 troviamo aver usato la nuova Maona, è ancora ignoto; tuttavia potrebbe essere che siccome in quelli anni questa risiedeva esclusivamente in Scio, la sua fattoria fosse in una casa spettante prima, cioè sotto il dominio greco, ai Giustiniani di Venezia; che se poi venne a possedere palazzi in Genova, questi non dovevano al certo anteriormente aver appartenuto a tali patrizii, non constando che alcuno di essi abbia mai avuto residenza in questa città. Adesso poi nemmeno in patria si ha più memoria del sito nel quale avesse stanza l’ufficio della Maona, composto prima di sei membri detti governatori, indi per legge del 1476 di nove. Certamente che dovette risiedere in una delle due strade oggidì ancora da quest’albergo denominate, ed appunto in caduna di esse tuttora esiste un palazzo di costruzione antichissima, dei quali quello nella strada superiore detto il Festone de’ Giustiniani, già tutto a zone bianche e nere, e che sebbene ora sia stato rimodernato per ridurlo a piccoli appartamenti, tuttavia conserva sulla facciata in basso rilievo una Vergine seduta fra due santi, avente il bambino Gesù sulle ginocchia, e sotto la data dell’anno in cui fu scolpito, cioè MCC. L’altro poi posto sull’angolo della piazzetta esistente nella via inferiore, ed appartenente tuttora ad uno dei membri di quest’albergo, troviamo che sin dal 1380 era di proprietà di un Antonio Giustiniani, credo Longo. Su di esso vedesi ancora scolpito su marmo il leone alato di San Marco con iscrizione che lo dice tolto a Trieste in detto anno, e sulla porta ha lo stemma del castello col capo dell’aquila dell’impero, segno che esso vi fu collocato dopo il secolo XIV. Ora vedendo citato nelle Pandette Richeriane un contratto delli 7 marzo 1479 actum in platea albergi de Iustinianis, col quale i governatori della Maona nominano due notai biennali per servizio della

    fanno una sola famiglia che credono d’origine comune con quella di Venezia, anzi il secondo li fa discendere da un Marco stabilitosi in Genova nel 722 al servizio di Liutprando, re dei Longobardi; ma crediamo affatto inutile confutare tali favole, quando, come vediano dai documenti, il contrario ci risulta.»