Pagina:La zecca di scio.djvu/41

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non debba esisterne, essendochè anche dei suoi nipoti, dei quali ne abbiamo alcune preziose, or sono pochi anni nessuna era nota; perciò non crederemmo impossibile che un giorno in qualche isola dell’Arcipelago, o nelle provincie che lo toccano, qualcheduna se ne scopra, e forse anche col tipo del matapane o del tornese piccolo, perchè monete in quelle parti state da vari ed in gran copia battute.

Dovremmo ora cercare se miglior fortuna si avesse per quelle del suo figliuolo Paleologo; ma prima, stantechè abbiamo a parlare di monete battute in Oriente, crediamo necessario di dare alcuni cenni sopra quelle che nell’impero bizantino circolavano, e che in parte vedremo essere state dai nostri genovesi imitate.

Esse dividevansi in due classi, cioè le battute nelle officine imperiali ed aventi un corso legale, e quelle o coniate nei possessi che vi tenevano i Latini, o che provenienti dall’Italia per la loro eccellenza erano su quei mercati molto apprezzate.

In questi tempi, cioè intorno al 1300, dalle officine greche si emettevano se in oro perperi e mezzi, se in argento milliaresi e caratti ed in rame stanmini o folleri.

I perperi, nelle terre di Ponente, perchè coniati in Bisanzio chiamati bisanti, rappresentavano il soldo d’oro romano, e quantunque sovente di bontà inferiore agli antichi, tuttavia sempre settantadue ne abbisognavano per una libbra, pesando essi un saggio, dei quali per essa 72 ne volevasi, e dividevansi nominalmente in 24 caratti1. Essi comunemente trovansi al titolo di caratti 23, ma se ne hanno del sultano d’Iconium eccellenti, che si distinguevano col nome di bisanti saracinati2. Questa moneta continuavasi dai Greci a battere ancora a tal bontà nel secolo XIV, come consta dall’atto sopracitato del 1311, nel quale leggesi perperos 5,504 ½ auri bonos ad sagium Sij, quorum

  1. Della decima Fiorentina. Tomo III. Della mercatura di Balducci Pegolotti, trattato scritto sul 1330, pag. 23.
  2. «Questi pezzi in carta di Genova del 1268 (Fogliazzo I, fogl. 171 e 173) sono valutati lire una genovese, cioè più del fiorino d’oro, che nel 1268 (idem foglio 176) correva per soldi 14. 9 e 14. 4, corso però ben presto aumentato, chè nel 1339 (idem foglio 3) era salito a soldi 25, al qual valore rimase sinchè si cessò dal batterne quando si emisero i ducati larghi migliorati, ed il fiorino di soldi 25 conservossi nominalmente sino al secolo XVI.»