Pagina:La zecca di scio.djvu/46

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di Acaia sulla metà del secolo XIII, e siccome si trovarono pel loro piccolo volume assai commodi in un paese dove altra moneta bassa non esisteva che la grossa di rame, presto s’introdussero in tutto l’Arcipelago ed a Costantinopoli stessa, ed erano ricevuti in ragione di otto pezzi per un grosso matapane1, onde davasene 96 per un perpero.

Monete di rame dei crociati (non intendendo parlare di quelli di Soria e dei re d’Armenia) non esistono, chè invece dei folleri batterono tornesi piccoli i quali ne presero il luogo, vedendo che se alla Tana un aspro valeva 16 folleri (Pegolotti pag. 6), a Rodi esso valeva sei tornesi piccoli.

Avendo specificato il rapporto esistente fra le varie specie di monete uscite dalla zecca di Costantinopoli, crediamo utile di notare anche quello che con esse avevano le monete ora descritte dei Latini.

Il fiorino o ducato d’oro equivaleva a 2 bisanti bianchi.
Il gigliato a 4 caratti.
Il grosso matapane a 2 caratti.
Il tornese piccolo a ¼ di caratto.

Essendosi adunque veduto quali fossero le varie specie di monete correnti sul finir del XIII e nel XIV secolo sia nell’impero greco che negli stati posseduti dai crociati in Oriente, ciò che ci era necessario di conoscere per ben classificare quelle di Scio, e nessun indizio avendo che abbia emesso propria moneta Paleologo figliuolo di Benedetto Zaccaria nei pochi anni che ne ebbe il possesso, passiamo a descrivere quelle dei suoi figli, cioè le prime che conosciamo di questa celebre famiglia.


MARTINO e BENEDETTO II.


Questi fratelli, come avanti si è detto, successero al padre Paleologo circa il 1314 nella signoria di quest’isola, ma risulta che per poco tempo dovettero assieme governarla e presto venire tra loro a rottura, poichè nella donazione già citata di

  1. Della decima fiorentina. T. III, pag. 23, 69, 93.