Pagina:La zecca di scio.djvu/63

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devesi intendere fuorchè fiorini di conto1, che conservarono nominalmente il valore cui correvano anticamente i buoni o ducati effettivi, cioè L. 1.5, valore che s’accrebbe quando si cominciarono questi a migliorare nel 14222 dalla repubblica di Firenze, accrescendo il peso dei nuovi di due quinti di fiorino sopra 96 pezzi, e coniandoli di un diametro un po’ superiore ai vecchi, onde furono detti fiorini o ducati larghi, il che presto venne imitato da Genova, dove per la prima volta li troviamo nel 14443 per L. 2.2 di moneta buona4, la quale in questa città stava come L. 1 a L. 1.5 di moneta corrente, proporzione conservatasi sino al finir del secolo.

Ora venendo ai pochi atti governativi che ci venne fatto di conoscere relativi alle monete di quest’isola, di essi il primo, colla data delli 2 dicembre 14585, è un ordine del doge che proibisce la spendita di un grosso di Scio di nuova stampa, allora venuto fuori col solito stemma dell’isola o meglio della Maona da una parte, e dall’altra colla figura di un uomo che tiene una croce in mano, il che ci lascia sospettare che fosse una contraffazione del gigliato o del mezzo gigliato coniato dai cavalieri di S. Giovanni in Rodi, nel quale vedesi il Gran Maestro ginocchioni in atto di adorare una croce, ma disposto in modo che pare voglia tenerne l’asta con una mano.

Questa determinazione del doge non dicendosi che fosse stata presa per essere tal moneta cattiva, nè alcun’altra ragione per ciò adducendosi, ci fa credere che avendo essa il tipo da noi supposto, siasi fatta torre di circolazione sull’istanza di Giacomo di Milly, il Gran Maestro che allora presiedeva all’Ordine.

Qualche anno dopo cominciansi ad avere alcune deliberazioni del comune di Genova adottate riguardo alle monete dell’isola per

  1. Seconda dissertazione sull’Agostaro del secondo Federico etc. Bologna 1822, p. 11.
  2. Il fiorino d’oro illustrato. Firenze 1738, pag. 300.
  3. GandolfiDella moneta antica di Genova. Vol. II, pag. 248.
  4. «Il Gandolfi a pag. 237 dice che in codice dell’archivio di S. Giorgio evvi che il fiorino essendo salito a soldi 47 venne nel 1444 ridotto a soldi 42, che quantunque non specificata si conosce essere di moneta buona; ma o lui, o chi egli copiò, deve aver confuso tale specie di moneta allora solamente nominale col ducato largo, il quale, secondo lo stesso autore, si spendeva nel 1448 per soldi 51 di moneta corrente, ossia soldi 40. 2. 1/2, e nel 1483 soldi 55 pari a soldi 44 di moneta buona.»
  5. Archivio di Stato in Torino. Volume Diversorum all’anno 1458.