Pagina:La zecca di scio.djvu/62

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tenne sino al 1477, quando sollevatasi a furor di popolo e cacciatane la sua guarnigione, conservò per alcun tempo la riacquistata indipendenza.

Questa moneta (T. III, n.° 37) da un lato ha il solito castello colla leggenda + C • R • R • CIVITAS Fiorellino zecca di Scio.svg CHII Fiorellino zecca di Scio.svg, cioè Conradus Rex Romanorum Civitas Chii, e dall’altro la croce ed attorno + GALEAZ • M • S • D • IANVE, cioè Galeaz Maria Sfortia Dominus Ianue, ed è del peso di grammi 1.445 e pare di argento buono.

Tale pezzo, che positivamente si conosce essere stato coniato in Scio, quantunque scadente pel suo peso non può essere che un grosso da due caratti.

Dopo quest’epoca non abbiamo più monete che possano con probabilità darsi che agli ultimi anni del secolo XV; per contro dalla seconda metà di esso cominciamo a trovare qualche provvidenza dal governo di Genova data per le monete di quest’isola.

Già sin dal 1440 Giovanni da Uzano nel suo libro della mercatura1, trattando del cambio delle principali piazze di commercio di Levante con quelle di Ponente, aveva scritto che quello di Genova con Scio facevasi a fiorini contro ducati veneti: che i fiorini genovesi calcolati circa 4 ½ peggio di quelli di Scio2, vi si spendevano per caratti 58 in 59, quando un secolo prima ne abbisognavano soltanto 483.

A spiegare tal rapporto fra queste due specie di monete abbiamo una sentenza arbitramentale data in Genova nel 1467 tra alcuni Giustiniani de Forneto4, nella quale ducati d’oro 100 di Scio sono valutati 125 fiorini. Al primo aspetto pare che i ducati sciotti, che sopra abbiamo veduti effettivi ma assai scadenti, ora siansi battuti di ottima lega e peso; invece quando in questo secolo troviamo che si tratta sia in Genova che nelle sue colonie a fiorini, ancorché alcune volte specificati d’oro, altro non

  1. Della decima fiorentina. T. IV, pag. 134.
  2. Idem, pag. 160.
    «Intendesi sempre quello di conto e non l’effettivo di Genova.»
  3. «Come si è veduto nel Pegolotti, che il fiorino d’allora, il quale equivaleva al ducato largo, constava di due perperi, che si dividevano in 24 caratti.»
  4. Pandette Richeriane. Libro fasciato di cartina, f. 201,