Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/181

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150 capo viii

presero il nome dal prefato Teodoro, e si valsero delle sue dottrine.

XII. Ed era quel Teodoro che distrusse qualunque opinione intorno gli dei. E ci venne alle mani un suo libro, intitolato Degli dei, non ispregevole, dal quale è fama avere preso Epicuro molte cose ch’ei disse. — Udì Teodoro anche Anniceride e Dionisio il dialettico, secondo racconta Antistene nelle Successioni dei filosofi.

XIII. Teneva per fine la gioia e la tristezza; l’una da prudenza, l’altra da stoltezza. Beni esssere la prudenza e la giustizia, mali gli abiti contrarii; mezzo il piacere e il dolore. — E tolse via l’amicizia, non esistendo essa nè tra gli stolti, nè tra’ sapienti; poichè ne’ primi col levar l’utile anche l’amicizia si dilegua; e i sapienti, bastando a sè stessi, non abbisognano di amici. — Diceva pure, e diceva bene, non dover l’uomo accorto farsi avanti per vantaggio della patria, perocchè non hassi a perdere la prudenza in pro degli stolti; e patria essere il mondo. — E il sapiente potere all’uopo commetter furto e adulterio e sacrilegio, perchè nessuna di queste cose è turpe in natura, tolta da esse l’opinione che si è stabilita per contenere gli stolti; e senza vergogna di sorta usar pubblicamente mignoni. Quindi proponeva questi argomenti: Una donna letterata può ella esser utile in quanto è letterata? — Sì. — E un fanciullo o un giovinetto può esser utile in quanto è letterato? — Si. — Dunque anche una bella donna può essere utile in quanto è bella, e un bel fanciullo e un bel giovinetto può esser utile in quanto è bello?