Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/192

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CAPO XI.


Stilpone.


I. Stilpone megarese, di Grecia, udì alcuni successori di Euclide. V’ha chi afferma anzi ch’egli avea udito lo stesso Euclide ed anche Trasimaco corinzio, il quale, al dire di Eraclide, era famigliare d’Ictia.

II. Tanto nella facilità del dire e nell’erudizione, andò innanzi costui, che mancò poco non tutta la Grecia, rivolti in esso gli occhi, megarizzasse. Parla di ciò, in questi termini, il megarese Filippo: Tolse a Teofrasto, Metrodoro lo speculativo e Timagora geloo; ad Aristotele da Cirene, Clitarco e Simia, dei dialettici Peonio ad Aristide, e Difilo bosforiano d’Eufanto e Mirmece enetense, venuti per confutarlo, ebbe entrambi a zelatori. Quindi oltre costoro, tirò a sè Frasidemo peripatetico e fisico sperimentato, e il retore Alcimo, il primo di tutti i retori che fossero in Grecia, e Cratete ed altri più uccellò; e poi anco Zenone fenicio si rapì con costoro.

III. Era civilissimo, e avea menato moglie, ma conviveva colla cortigiana Nicarete, come afferma in qualche luogo Onetore. Ebbe anche una figlia scostumata, la quale sposò Simia siracusano, un suo famigliare. Non vivendo come si conveniva, un tale disse a Stilpone che