Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1842, I.djvu/301

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266 annotazioni

nologia, dice Ritter, non è d’accordo con simili racconti poco accertati.

Aver fatto una mescolanza della dottrina ec. — Aristotele lo afferma del pari; e dovea aggiugnere anche Parmenide ed Anassagora, — giacchè, dice Ritter, si può asseverare aver Platone formato un bel tutto della filosofia greca anteriore a lui, conciliando e spiegando le contraddizioni apparenti delle varie tendenze, ed aggiugnendo la propria a quella tanta ricchezza.

XI. Cento mine — Ital. l. 9268, circa. — Gli ottanta talenti, ricevuti da Dionisio, equivarrebbero a ital. l. 417792, 84.

XII. Molto si giovò di Epicarmo. — Si vorrebbe negare al nostro filosofo il titolo d’inventore della celebre teoria dell’idee. Molti e in particolare il Patrizzi lo hanno tentato. Oltre i versi di Epicarmo, l’autorità di Iamblico e un passo di Nicomaco furono allegati per derivarla dai numeri misteriosi dei Pitagorici. La si volle rinchiusa nelle idee universali, nel tipo intellettuale dei pretesi oracoli di Zoroastre; la si dedusse dalle specie intellettuali e dalle potenze feconde degli Jungers indiani di cui parla Psello. — Al dire di Aristotele e di Sesto Empirico certo è che Eraclito aveva già prima di Platone scritto sulle idee, e che le sue dottrine ebbero molta influenza sulle dottrine di questo.

S’aggiunga un sassolino ec. — Si allude al modo di computare coi sassolini, usato in antico.

Sensibile essere quello che mai non perdura ec. intelligibile quello al quale nulla si toglie o si aggiugne. — Platone stabilisce una differenza tra quello per cui sentiamo e quello con cui sentiamo: gli organi dei sensi cioè, e l’anima. Per ogni senso noi non proviamo che una sensazione sola; quindi il pensiero che si rapporta a due sensazioni di organi differenti non può effettuarsi nè per mezzo dell’uno nè per mezzo dell’altro. Quando un sì fatto pensiero ha luogo, noi lo for-