Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1845, II.djvu/242

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CAPO IV.



I. Archita tarentino, pitagorico anch’egli, era figlio di Mnesagora o, secondo Aristosseno, di Estico.

II. E’ fu quel desso che con una lettera liberò Platone da Dionisio, che voleva ucciderlo.

III. Ammirato da molti per ogni maniera di virtù, sette volte fu comandante de’ suoi cittadini, quando gli altri, vietandolo la legge, non più dell’anno comandavano.

IV. A lui scrisse due lettere Platone, perch’egli primo avea scritto a questo così:

archita a platone salvte.

„Sta bene che tu sia uscito di malattia. Ciò per lettera e tu stesso mi hai significato, e me lo raccontò Lamisco. De’ Commentarj ci siamo dati pensiero e col salire fino a’ Lucani e col tenerne discorso a’ successori di Ocello. Quello che esisteva sulle leggi, il regno, la probità e di qualunque genere, e noi lo abbiamo, e ti fu spedito; nè per ora si è potuto rinvenire il resto. Ritrovandosi verrà da te.“

Così Archita; Platone gli rispose una lettera di questo tenore: