Pagina:Landi - Vita di Esopo, 1805.djvu/223

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F A V O L E 209

da mangiare ai suoi figliuoli, ed avendo anco bisogno l’Aquila di dar a mangiare ai suoi, non ricordandosi già dell’amicizia, prese i figliuoli della Volpe, la quale tornando, e non vedendo i figliuoli s’attristò grandemente, e conoscendo essere stati tolti dall’Aquila, nè potendo vendicarsi di quella, per essere grande Ucello, cominciò a bestemmiarla, e convertì tutta l’amicizia in odio. Accadde, che si sacrificavano in una Villa alcune Capre. L’Aquila ne prese un pezzo con carboni accesi, e portollo nel suo nido, ed il carbone abbrucciò tutto il nido, ch’era fatto di fieno, e sarmenti, e gli Aquilini sentendo il fuoco, e non potendo volare, cascarono in terra, e la Volpe in presenza dell’Aquila se li mangiò tutti.

Sentenza della favola.

Dinota la favola, che quelli, che rompono l’amicizia, benchè gli offesi non possono vendicarsi, non fuggono mai la vendetta di Dio.


Del Rosignuolo, e dello Sparviero. 194.


Il Rosignuolo cantava sopra una quercia come è suo costume. Lo Sparviero lo prese,