Pagina:Lando - Paradossi, (1544).djvu/15

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DE PARADOSSI 4


minunda forte, in Socrate saggia, et in Homero faconda, la medesima anchora fondo sin' da principio il grand'imperio al populo Romano, certo che se mai per altro, non fusse d'amare, si dovrebbe ella essere amata, et cara tenuta, per che ci insegna cognoscere quai sieno e veri, et quai sieno è falsi amici, et qualunque non l'ama non è per alcun modo degno d'essere amato, et qualunque la teme è come fiera crudele, da essere temuto, et fuggito. Oh come spesse fiate hacci persuaso l'essere modesti, humili, accorti, pieni di providenza, et n'ha fatto ottenere quello, che la santa Filosofia con longo tempo, et assiduo studio appena ottenere puote, n'ho a miei giorni conosciuto mille, furiosi piu che non fu mai Oreste, superbi più che Atamante libidinosi più che Verre ò Clodio, li quali divenuti poveri, divennero similmente casti, mansueti et benigni, di modo che insino l'umbra loro pareva divenuta affabile et gratiosa, vadino hora le filosophie morali vantandosi allor piacere, che simil cosa (siami detto con buona gratia) non oprarno giamai, deh come essa fu anchora sempre buona guardiana, per che non ci entrasse in casa, la pigritia, la prodigalita, la lussuria, con la gotta et molti altri brutti et abhominevoli difetti. Dovunque essa si ritrova, vi cape di rado la superbia, no vi ha mai luogo l'invidia, et le insidie ne stanno ben di lungi. Si che io non intendo dove se la fondi//


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