Pagina:Lando - Paradossi, (1544).djvu/185

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DE PARADOSSI 3*» 99 gnificano fopra tutti e libri in qual fi uoglia fin/ gua fcritti,chiamancloIo un moderno Cicerone, quefto adunq; elTarainaremonoi alquanto, non pero con molta diligétia per non parere cótradi lui appaffionati.Primieraméte effo (che n’e’l’au tore pieno di tutte l’altre fue compofitioni la ftimojdonde come ho’gii detto tuttauia mi con fermo ch’egli fcriueffe à cafo, ne dramma di gin ditio haueffe, tanto iftimando quel che tutti li giuditiofi fprezzarno,84 auilito fopra modo, quel che noi pofcia habbiamo tenuto caro, ma certa cofa è ch’effo con ragion fi moffe a farne poca ftima, 84 noi molto fcioccamente faccia-/ mo, tenendolo in tanta reputatione, conciofia che la materia nella quale fi efercita fi ucga ef fere leggiera,uana, 84 indegna d’un intelletto nobile, fi conofca effer di mal cffempio alle honefte fanciulle, allecafte matrone, 84 alliaccoftumatigiouani,dia anchora chiaro inditio, difpregiare la fanta religione.Ditemi per cortefia o Bocaccefchi, cerco egli altro nella no/ uella di Cianotto Giudeo, che di puorci in odio la fantiffima Romana corte, fempre chiaman/ do la uita de preti,hor federata, hot lorda, non ponendo mente alla fua più d’pgn’altra brut/ ta. che penfo’egli quando fcriffe di frate Rinal do dellagnolo Gabride,84 di Don Felice/fe non di metterci in difgratia e frati, che pur fono l.a fiepe, 84 ilbaftionc contra degfi,Her«£ici, Se