Pagina:Le Novelle Indiane Di Visnusarma, UTET, 1896.djvu/199

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libro quarto 191

del tutto ignoravano l’origine l’uno dell’altro, in egual maniera di vita passavano il tempo della loro fanciullezza. Ma un giorno, errando per la selva, capitò là un elefante selvaggio. Intanto che i due leoncelli, al vederlo, gli andavano incontro con aspetto iroso, il piccolo sciacallo gridava: Ohé! l’elefante è il nemico della vostra stirpe! perciò non dovete andargli incontro. — Così dicendo corse alla tana mentre gli altri due, per la defezione del loro maggior fratello, si sbigottirono. Ora, si dice giustamente:


È formidabile
Quel reggimento
Per un che scaglisi
Con ardimento,
Con forza ed impeto,


Là nel cimento.
Ma se quell’unico
Si sbigottisce,
Ecco vittoria
Che già fallisce!


Ancora:


Perchè i monarchi vogliono
Soldati di valore,
Di gran virtù, magnanimi,


Opranti con ardore,
E lasciano ogni abietto
Che non ha core in petto.


Così que’ due, come furon giunti a casa, nel cospetto dei genitori raccontarono ridendo come s’era comportato il loro maggior fratello, cioè, come avendo veduto da lontano un elefante, fosse fuggito. Ma lo sciacallo, avendo udito ciò, con mente presa dall’ira, con labbra tremanti come ramoscelli al vento, con occhi infiammati, con fronte corrugata, aggrottando le ciglia, disse loro aspre parole. La leonessa allora, menatolo in disparte, lo ammoni dicendo: Figlio mio, non ciarlar mai più cosi! Sono essi tuoi fratelli minori. — Ma quello, preso d’ira maggiore, le rispose: Forse che io sono minore di loro in valore, in bellezza, in varietà di scienza, in destrezza, perché essi abbiano a ridersi di me? Or bene, io li ammazzerò. — Udendo ciò, la leonessa che pur desiderava di salvarlo, sorridendo gli rispose:


Sei forte, sei saggio,
Sei bello, o mio figlio,
Ma là nel villaggio,


’Ve nato sei tu,
Lionfante giammai
Ucciso non fu.


Ascolta pertanto, figlio mio. Tu, figlio della femmina d’uno sciacallo, sei stato allevato col latte delle mie mammelle. E però, intanto che quei miei due figli, per la loro età piccina, non sanno ancora che tu sei uno sciacallo, andandotene sollecitamente vattene a stare fra quelli della tua stirpe. Se no, ucciso da loro, te n’andrai per la via della morte. — Lo sciacallo, udendo quelle parole, con mente turbata dal timore, adagio adagio incamminandosi si ritrasse fra quelli della sua stirpe. Perciò tu ancora, mentre questi capitani non sanno ancora che tu sei un pentolaio, vattene via subitamente. Se no, disprezzato nel loro cospetto avrai la morte. — Il pentolaio, come ebbe udito, fuggì via con tutta fretta. Perciò io dico:


Il traditor che suo intento scordando
Si fa stolidamente a dire il vero,

Da quell’intento suo lungi va
Come già Yudistira veritiero.