Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/102

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CINO DA PISTOIA



LXVI


     Guarda crudel giudicio che fa Amore
Di me, perchè pietà non mi fu intesa,
Quando dissi a madonna ch’era presa
La mente mia per lo suo gran valore.
     5Egli ha spogliato il doloroso core
E ’nnanzi agli occhi m’ha la vita impesa,
E fieramente con sua face accesa
Va tormentando l’anima che more.
     Questa sentenza d’Amor, che fu data
10Per crudeltate della donna mia.
Come crudele ad effetto è mandata:
     E mai non spero ch’altro di me sia,
Se vertù nova dallo ciel mandata
Non è per la pietà, ch’ella sen gìa.




LXVII


     O tu Amor che m’hai fatto martìre,
Per la tua fè, di languore e di pianto,
Dammi, per dio, della tua gioia alquanto,
Ch’io possa un poco del tuo ben sentire:
     5E se ti piace pur lo mio languire,
Morir mi farà poi certo cotanto,
Facendomi tornar sotto l’ammanto
Ove poi piagnerò pene e gioire.
     Uom che non vide mai ben nè sentìo
10Crede che ’l mal sia così naturale,
Però gli è più leggier: e così è ’l mio:
     Quella è la via di conducermi a tale
Ch’i’ senta ’l mal secondo ch’egli è rio,
Provando ’l suo contrario quanto vale.




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