Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/123

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RIME


XC


DANTE A M.CINO


     Poich’io non trovo chi meco ragioni
Del signor cui serviamo e voi ed io,
Convienmi soddisfare il gran desìo
Ch’i’ ho di dire i pensamenti boni.
     Null’altra cosa appo voi m’accagioni5
Dello lungo e noioso tacer mio,
Se non il loco ov’io son, ch’è sì rio
Che ’l ben non trova chi albergo gli doni.
     Donna non c’è che Amor le venga al volto,
Nè uomo ancora che per lui sospiri;10
E chi ’l facesse sarìa detto stolto.
     Ahi messer Cino, com’è il tempo vôlto
A danno nostro e delli nostri diri.
Da poi che ’l ben ci è sì poco ricolto!

(Dal Canzoniere di Dante, edizione Barbèra, 1861.)




XCI


M. CINO A DANTE


     Dante, io non odo in quale albergo suoni
Il ben che da ciascun messo è in oblìo;
E sì gran tempo è che di qua fuggìo.
Che del contrario son nati li tuoni;
     E, per le varïate condizioni,5
Chi ’l ben facesse non risponde al fio:
Il ben sai tu che predicava Dio,
E non tacea nel regno de’ demoni.
     Dunque, s’al bene ogni reame è tolto
Nel mondo, in ogni parte ove tu giri,10
Vuo’mi tu fare ancor di piacer molto?


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(Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec, XIV.)

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