Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/213

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RIME

55     È gente che si tiene onore e pregio
Alcun ben che a lor venga per ventura;
Onde con poco cura
Mi par che questi menìn la lor vita.
Che non adorna petto l’altrui fregio,
60Ma quant’uomo Iha da sè per sua fattura
Usando dirittura
Questo si è suo, e l’opera è gradita.
Dunque qual gloria a nullo è stabilita
Per morte di signor cotanto accetto?
65No’l vede alto intelletto
Nè savia mente nè chi’l ver ragiona.
O alma santa in alto ciel salita,
Pianger devrìati nemico e soggetto,
Se questo mondo retto
70Fusse da gente virtuosa e bona;
Pianger la colpa sua chi t’ha fallito,
Pianger la vita ognun che t’ha seguito.
     Piango la vita mia, però che morto
Sei, mio signor, cui più che me amava
75E per cui io sperava
Di ritornar dov’i’ sarìa contento:
Et or senza speranza di conforto
Più ch’altra cosa la vita mi grava.
O crudel morte e prava.
80Come m’hai tolto dolce intendimento
Di riveder lo più bel piacimento
Che mai formasse natural potenza
In donna di valenza,
La cui bellezza è piena di vertute!
85Questo mi hai tolto: ond’io tal pena sento.
Che non fu mai sì grieve condoglienza;
Chè ’n mia lontana assenza
Già mai vivendo non spero salute,
Ch’egli è pur morto ed io non son tornato;
90Ond’io languendo vivo disperato.
     Canzon, tu te n’andrai dritta in Toscana
A quel piacer che mai non fu il più fino;
E fornito il cammino
Pietosa conta il mio lamento fero.


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