Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/212

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SENNUCCIO DEL BENE

Mi chiuda, chè ogni cosa mi tormenta;
Se non ch’io chiamo morte che m’uccida,
Et ogni spirto ad alta voce il grida.
     Quella speranza, che mi fé lontano
20Dal vostro bel piacer che ogn’or più piace,
Mi si è fatta fallace
Per crudel morte d’ogni ben nemica.
Ch’Amor, che tutto dato in vostra mano
M’aveva ed ha per consolarmi in pace,
25Di consiglio verace
Fermò la mente misera e mendica
In farmi usar dilettosa fatica.
Per acquistare onor mi fa partire
Da voi pien di desire
30Per ritornar con pregio e in più grandezza.
Seguii signor che, s’egli è uom che dica
Ohe fusse mai nel mondo il miglior sire,
Lui stesso par mentire;
Che non fu mai così savia prodezza:
35Largo prudente temperato e forte,
Giusto più ch’uom che mai venisse a morte,
     Questo signor creato di giustizia,
Eletto di virtù tra ogni gente,
Usò più altamente
40Valorìa d’alma più ch’altro che fosse.
No’l vinse mai superbia od avarizia;
Anzi l’avversità ’l fece potente.
Che magnanimamente
Ei contrastette a chïunque il percosse.
45Dunque ragion e buon voler mi mosse
A seguitar signor cotanto caro.
E se color fallaro
Che fecion contra lui a lor potere,
lo non devea seguir le false posse.
50Vennimi a lui, fuggendo il suo contraro:
E perchè ’l dolce amaro
Morte abbia fatto, non è da pentere;
Che ’l ben si dee pur far perch’egli è bene.
Nè può fallir chi fa ciò che conviene.


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