Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/283

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


RICCARDO DEGLI ALBIZZI



     Che fate, donne, che non soccorrete
A confortare il pianto di costei,
Da poi che in vèr di lei
Morte nemica tanto s’è mostrata?
5Con fera crudeltate
Ell’ha tirata a sé nella sua rete
La sua più cara speme e più fidata,
E così l’ha lasciata
Ignuda; onde non fina dire — Omei! —
10Pel duolo ch’ella paté
Batte sue gote adorne di beltate
Colle sue man, piangendo.
Dolcemente dicendo
— O morte cruda, di mio mal cagione.
15Perchè sanza ragione
M’hai tolto quella ch’era mia colonna,
Cortese e savia più che altra donna?
     Tu m’ha’ tolto colei per cui era
Gradita più che per madre altra figlia,
20Onde le tue artiglia
Par ch’aggian non pur lei ma me passato;
Il cor tal doglia sente.
Ben se’ più cruda che null’altra e fera.
Ad aver tale amore scompagnato
25E bene addimostrato
A lei e a me quanto bene scompiglia
Tuo colpo e tuo pavento.
E poi che ne conviene esser contento,


— 277 —

Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV

18