Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/284

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
RICCARDO DEGLI ALBIZZI

Come che tu ci volga,
30I’ ti prego che tolga
A me la vita, sì che lo mio core
Non senta tal dolore:
Che, poi ch’è morta lei, megli’ è morire
Che viver trista e sempre mai languire. —
35     Cota’ parole nel suo pianto nota
Quella donna gentil di cui io scrivo,
Per la quale io ragiono
Tener nel mondo la serena vita
Contenta al suo volere.
40Però qual con virtù guida sua rota
Di voi, donne gentil, chi non l’aita?
Sicchè non fia partita
Sua gran beltate per vostro abbandono
Dal sommo e bel piacere.
45Gite per confortar il suo dolere
Colle dolci parole,
Sicchè il martìr che dole
Non vada consumando tanto bene.
Oimè! che non s’avviene,
50Siccome a voi a me a consolarla,
Chè volentier girei ratto aitarla?
     I suoi begli occhi che parìen duo stelle
Son per lo pianger tutti invetriati;
Che solean più ornati
55Esser di luce, che il possente raggio
Ministro di natura.
Le gote, che solean vermiglie e belle
Mostrarsi e non avere alcun paraggio,
Han ricevuto oltraggio
60Dalle sue palme; e’ color son mutati
In livida pintura.
..........
Però da ciascun lato
Vi piaccia adoperar che si conforti
65E ohe tal doglia dolcemente porti.
     Poi piglia colle man la treccia bionda
E spande per le mani i suo’ capelli,
E i crin che soia sì belli


- 278 -