Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/29

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

DISCORSO PRELIMINARE

cone; e tali, che non saprebbesi desiderare di meglio. Di Dante Alighieri: il quale scrisse che l’eloquio volgare, per opera di Cino da Pistoia e dell amico suo, fu «di tanti rozzi vocaboli italiani, di tante perplesse costruzioni, di tante difettive pronunzie, di tanti contadineschi accenti, così egregio, così districato, così perfetto e così civile ridotto»1. Di Lorenzo de’ Medici: «Assai bene alla sua nominanza risponde Cino da Pistoia, tutto delicato e veramente amoroso: il quale primo, al mio parere, cominciò l’antico rozzore in tutto a schifare: dal quale nè il divino Dante, per altro mirabilissimo, s’è potuto da ogni parte schermire»2. Di Ugo Foscolo: «Cino, poeta vezzoso, e ch’io paragonerei a Catullo dove questi non è freddo nè laido. E come Virgilio tolse i versi a quel di Verona, così il Petrarca ne ha pigliati parecchi a quel di Pistoia... Io vorrei pure che si leggessero con religione ma non s’imitassero con superstizione que’ patriarchi dell’idioma».3

Una cosa vogliamo avvertire, a discarico nostro, prima di lasciare ogni discorso di messer Cino. È da lungo tempo annunziata una edizione delle rime di lui a cura di Enrico Bindi. E certo l’erudito ed elegante letterato pistoiese è uom da fornirla come si deve. Egli potrà alla fine sceverare del tutto le rime genuine del suo concittadino da quelle di Francesco Cei, che per testimonianza del Crescimbeni vengono spesso attribuite a Cino nelle raccolte; da quelle d’un altro Cino di Castiglion Aretino vissuto circa il 1350, e d’un altro da Borgo San Sepolcro fiorito intorno al 1410: egli potrà restituire di su i codici la lezione legittima, la quale io sospetto spesso male interpretata, qualche volta anche raffazzonata dai pubblicatori del cinquecento: che nè questa nè l’altra cosa seppe fare con quella critica, che solea portare nelle opere sue, il dotto Ciampi. Io, lontano dal voler prender del campo innanzi al signor Bindi, mi contentai a fare una

  1. Dante: De vulgari eloquio, I, XVII.
  2. L. de’ Medici: Lettera all’illustriss. sig. Federigo; in Poesie dell’edizione Diamante Barbèra, 1858.
  3. Ugo Foscolo: Epistolario (Firenze, Le Monnier, 1852), lett. 361.

— 23 —