Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/339

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RIME

IV


     Dolci pensier che da sì dolci lumi
Conducete nel cuor tanta dolcezza,
Ch’io temo l’alma ne’ martìri avvezza
4In disusato ben non si consumi;
     Non v’accorgete come bei costumi
Gentil parlare ed immortal bellezza
N’alzin da terra, e tanto quell’altezza
8Distrugga il cor quanto l’ingegno allumi?
     Sì, v’accorgete pur: ma in tale ardore
La bella donna mia da poi si mostra,
11Che fa per un di voi nascerne mille.
     Crescete adunque; e sia la gloria nostra
Di qui a mill’anni, che in un tempo Amore
14Divise in dui tutte le sue faville.




V


     Qual beato liquor, qual teste apriche,
Qual sacra terra, qual ben nate piante,
Qual natura produsse o stella errante
4Le violette al mio cor tanto amiche?
     Qual man le colser sì caste e pudiche?
Qual me le porser più felici o sante?
O cieli, o stelle, o fati, o glorie tante,
8Chi sarà mai che vostre laude diche?
     O sopr’ogni altro benedetto giorno
D’alta letizia e di dolcezza pieno,
11Da far di te memoria ancor mill’anni!
     O soavi ore, o dolce tempo adorno!
Mille volte per voi laudati sièno
14Quanti sospir mai sparsi e quanti affanni!




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