Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/355

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RIME

IV


     — Deh, fammi una canzon, fammi un sonetto
Mi dice alcun c’ha la memoria scema;
E pargli pur che datami la tema
4Io ne debba cavare un gran diletto.
     Ma e’ non sa ben bene il mio difetto
Nè quanto il mio dormir per lui si scema:
Che prima che le rime del cor prema
8Do cento e cento volte per lo letto;
     Poi lo scrivo tre volte alle mie spese,
Però che prima corregger lo voglio
11Che ’l mandi fuora tra gente palese.
     Ma d’una cosa tra l’altre mi doglio,
Ch’io non trovai ancora un sì cortese
14Che mi dicesse — Tie’ il denar del foglio. —
               Alcuna volta soglio
Essere a bere un quartuccio menato,
17E pare ancora a lor soprappagato.




V


     Io fui iersera, Adrïan, sì chiaretto,
Che in verità io non te ’l potrei dire:
Chè mi parea che volesse fuggire
4Con meco insieme la lettiera e ’l letto:
     Io abbracciai il piumaccio molto stretto
E dissi — Fratel mio, dove vuoi ire? —
In questo il sonno cominciò a venire,
8E tutta notte dormii con diletto:
     Perch’esser mi pareva alla taverna
Là dove Paol vende il vin trebbiano;
11Che per tal modo molti ne governa;


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