Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/37

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DISCORSO PRELIMINARE

Di Jacopo, secondogenito dell’Alighieri, s’ignora l’anno della nascita e quel della morte. Leggesi in uno spoglio della Magliabechiana citato dal Fraticelli: «Jacopo del già Dante piglia e’ due primi ordini minori da m. Tedice vescovo di Fiesole gli 8 ottobre 1326.» Ma non andò più oltre, ed ebbe in moglie una degli Alfani, discendente forse dal poeta lodato dal padre suo. Recuperati nel 1342, mediante lo sborso di 15 fiorini d’oro, dalla signoria di Firenze i beni confiscati al padre, visse in patria, propriamente nel popolo di Sant’Ambrogio, e probabilmente in una casa che era ab antico degli Alighieri1. Scrisse il Dottrinale, specie di poema didascalico, citato dalla Crusca. E il Crescimbeni vide di lui manoscritta nella Chigiana una canzone indirizzata a Giovanni XXII e a Lodovico il Bavaro quando questi fu incoronato nel 1328. Alcune rime di Jacopo vengono attribuite a Pietro, e a Jacopo all’incontro il comento alla Commedia stampato (1845) sotto nome di Pietro, che non è forse nè dell’uno nè dell’altro. Anche di Jacopo furono pubblicati nel 1848 un Comento sopra l’Inferno e altre chiose. Per argomento del buon giudizio di certi vecchi critici notiamo che il Quattromani afferma Jacopo aver superato il padre massimamente nella leggiadria e nella dolcezza2. Dio gliel perdoni!



Come oggi lo strimpellare un po’ di piano fa parte d’ogni civile educazione, così nel secolo XIII e XIV il rimare era d’ogni bennato. E come oggi starebbe male a un diplomatico non saper movere un passo almeno di valtz per aprir la danza in una veglia reale, così a un

  1. P. Fraticelli: Storia della vita di Dante, IX. (Firenze, Barbèra, 1861.)
  2. Sertorio Quattromani: Lettere, 157.

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