Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/408

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
FRANCO SACCHETTI

Lasciato hanno le gonne e tolta l’arte
De’ farsettoni all’unghera maniera;
50E stretti in tal matera
Vanno nel corpo, sì che ’l ventre torna
Nel grosso petto ove ciascun s’adorna.
     Maniche o manicon tanti e diversi
Veggio, che a pena ïo contar li posso:
55Non è corpo sì grosso
Che non entrasse ov’alcun braccio posa.
Con cioppe e con gabbani di più versi
E maniche che pendon sovra ’l dosso,
Ciascun di forza scosso
60Par sanza braccia o manco d’ogni cosa.
La calza, dove ella sta più nascosa,
Attornïata è da diversi lacci
Con gruppi e con legacci;
Portando punte tali alle scarpette,
65Che le più larghe vie a lor son strette.
     Le nove forme e foggie tante e tali
Mi fan pensar onde alcun nato sia.
Mostra tal di Sorìa
E tal d’Arabia aver recato i panni;
70Tal par ch’aggia veduti quanti e quali
Paesi abbia l’Egitto o l’Erminìa;
Alcun par stato sia
Qual col gran Cane e qual col Prete Gianni.
Non scrisse Livio tanto ne’ suoi anni
75Quant’io arei a scrivere, a contare
Quel ch’io ho veduto usare
E veggio ogn’or, Fiorenza, ne’ tuo’ figli,
Sanza donarti aiuto o buon consigli.
     Canzon mia, va’ dove ’l desìo ti mena,
80E dove piace a te tuo’ versi spandi:
A piccioli ed a grandi
Di’ che colui è fuor d’ogni salute
Che foggie cerca e fugge ogni vertute.


(Dalla Serie dei testi di lingua del Poggiali: confrontata alla lezione che ne dà il Rigoli in Saggio di rime, ecc.; Firenze, 1825.)




— 402 —