Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/44

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GIOSUE CARDUCCI

ta. Magnanimo pensiero, e lo stesso che ha informato il movimento italico del 60: tanto che nelle note che l’Uberti appropriò al monarca desiderato pare prefigurarsi il re cavaliere, «La destra fiera e la faccia focosa Contro a’ nemici, e agli altri grazïosa». Magnanimo pensiero, e da più magnanimo voto seguito: «Canzon mia, cerca l’italo giardino Chiuso da’ monti e dal suo proprio mare, E PIÙ LÀ NON PASSARE.» Ahimè, era omai troppo tardi! Ad altri lasciamo l’indagare qual potesse essere il monarca desiderato dall’Uberti: forse un Visconti? Avvertiamo che nella nostra stampa la canzone che s’intitola da Roma precede per errore quella a Carlo IV, quando dovrebbe seguitarla. Dal detto fin qui si può arguire quanto sarebbe desiderabile una accurata raccolta delle poesie liriche di Fazio; le più delle quali, d’argomento storico, giacciono inedite per le biblioteche toscane e romane. Noi, delle stampate rigettando pochissime troppo o scorrette o scadenti e restituendogli le male attribuite ad altri, ne diamo un fascette che è per ora il più copioso. E speriamo che piaceranno, a coloro almeno che non cercano le cose antiche con quel senso superficiale e limitato che non sa uscire delle condizioni e forme presenti. Nerbo ed impeto lirico e sprezzata franchezza troveranno nei versi politici; dolor vero e pieno di fantasie nuove in quelli co’ quali si lamenta della sua condizione; affetto e imaginazione graziosa nei versi d’amore. Nei quali, lontano dal misticismo del duecento e dal sensualismo del quattrocento, pare aver fatto un’accorta meschianza della gaiezza provenzale con qualche solenne ricordo dei poeti latini. In questo e nell’uso notevole, benchè raro, del linguaggio mitologico e degli sdruccioli rimati prenunzia il quattrocento; come prenunzia le rappresentanze sacre di quel secolo con la prosopopea a dialogo dei sette peccati mortali. Perchè anche fra noi la lirica fu culla della drammatica.

A’ due poeti di cui abbiam discorso finora vuol essere aggiunto Riccardo degli Albizzi, non solamente pel tempo in cui fiorì che fu circa il 1360 ma anche, se non per l’originalità, certo perchè serba il sapore della lirica



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