Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/78

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CINO DA PISTOIA

     5Sento nel core... tanta dolcezza
Quando ti son davante,
Ch’io veggio quel ch’amor di te ragiona.
Ma poi che privo son di tua bellezza
E de’ tuoi be’ sembianti,
10Provo dolor che mai non mi abbandona.
Però chiedendo vo la tua persona,
Disïoso di quella cara luce
Che sempre mi conduce
Fedel soggetto dello tuo splendore.

(Dal volume I delle Poesie italiane inedite di dugento autori, raccolte da F. Trucchi; Prato, Guasti, 1846.)



XXVII


     Gli atti vostri li sguardi e ’l bel diporto
E ’l fin piacere e la nuova beltate
Fanno sentir al cor dolce conforto,
Allor che per la mente mi passate.
     5Ma riman tal ch’è via peggio che morto
Poi, quando disdegnosa ve n’andate;
E, s’io son ben della cagione accorto,
Gli è sol per lo desìo che ’n lui trovate.
     Lo qual già non si può senza la vita
10Da me partir; ben lo sapete omai:
Però forse v’aggrada mia finita:
     Et io ne vo’ morire, anzi che mai
Faccia del cuor, quant’ei vive, partita;
In tal guisa da voi pria l’acquistai.



XXVIII


     Il mio cor, che ne’ begli occhi si mise
Quando sguardava in voi molto valore,
Fu tanto folle che, fuggendo Amore,
Davanti alla saetta sua s’assise


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