Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/85

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RIME

   Vanne, canzone mia, di gente in gente,
Tanto che la più gentil donna trovi,
E prega che suoi nuovi
40E begli occhi amorosi dolcemente
Amici sian de’ miei,
Quando per aver vita guardan lei.




XXXVI


   Se conceduto mi fosse da Giove,
Io non potrei vestir quella figura
Che questa bella donna fredda e dura
Mutar facesse dell’usate prove:
   5Adunque il pianto che dagli occhi piove
E ’l continuo sospiro e la rancura
Con la pietà della mia vita oscura
Neente è da ammirar se lei non move.
   Ma, se potessi far come quel dio,
10’Sta donna muterei in bella faggia
E mi farei un’ellera d’intorno;
   Et un ch’io taccio, per simil desìo,
Muterei in uccello, che ogni giorno
Canterebbe su l’ellera Selvaggia.




XXXVII


   Amor, la dolce vista di pietate,
Ch’è sconsolata in gran desìo, sovente
Meco si vene a doler ne la mente
Del mio tormento e dell’atto sdegnoso
5Di quella bella donna, a cui son servo:
E nato è in questa vertute il desìo
D’ornar il suo bell’aspetto vezzoso.
Lo qual adoro più ch’io non osservo:
Ella non degna, o dolce signor mio.
10Deh spandi in lei la tua vertù sì ch’io
Con pietà veggia tua stella lucente,
E spenga l’atto che mi fa dolente.




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