Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/90

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
CINO DA PISTOIA



XLV


     Tutto mi salva il dolce salutare
Che vien da quella che somma salute,
In cui le grazie son tutte compiute:
Con lei va Amor, e con lei nato pare:
     E fa rinnovellar la terra e l’âre5
E rallegrare il ciel la sua virtute:
Già mai non fur tai novità vedute,
Quali per lei ci fece Dio mostrare.
     Quando va fuori adorna, par che ’l mondo
Sia tutto pien di spiriti d’amore.10
Sì ch’ogni gentil cor divien giocondo:
     Et il mio cor dimanda — Ove m’ascondo? —
Per tema di morir vôl fuggir fore:
Ch’abbassi gli occhi, allor tosto rispondo.




XLVI


     Angel di Dio simiglia in ciascun atto
Questa giovine bella,
Che m’ha con gli occhi suoi il cor disfatto.
     E di tanta virtù si vede adorna,
Che chi la vuol mirare,5
Sospirando, convielli il cor lasciare.
Ogni parola sua sì dolce pare,
Che là ove posa torna
Lo spirito che meco non soggiorna;
Però che forza di sospir lo storna,10
Sì angoscioso è fatto
Quel loco dello quale Amor l’ha tratto.
     Io non m’accorsi, quando la mirai,
Ch’Amore assaltò gli occhi, onde disfatto
Fuor dell’alma trovai15
La mia virtù che per forza lasciai;
E non sperando di campar già mai.
Di ciò più non combatto:
Dio mandi il punto di finir pur ratto.


— 84 —