Pagina:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu/91

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RIME

     Ballata, a chi del tuo fattor dimanda,20
Dilli che tu lo lasciasti piangendo
E comiato pigliasti,
Che vederlo morir non aspettasti:
Però lui che ti manda
A ciascun gentil cor lo raccomanda;25
Ch’io per me non accatto,
Com’più viver mi possa a nessun patto.




XLVII


     Egli è tanto gentile et alta cosa
La donna che sentir mi face amore,
Che l’anima, pensando come posa
La vertù ch’esce di lei nel mio core,
     Isbigottisce e divien paurosa;5
E sempre ne dimora in tal tremore,
Che batter l’ali nessun spirito osa
Che dica a lei — Madonna, costui muore. —
     lasso me!, come v’andrà pietanza,
E chi le conterà la morte mia10
Celato in guisa tal che lo credesse?
     Non so; ch’Amor medesmo n’ha dottanza,
Et ella già mai creder noi potrìa
Che sua virtù nel cuor mi discendesse.




XLVIII


     Veduto han gli occhi miei sì bella cosa,
Che dentro del mio cor dipinta l’hanno;
E se per veder lei tutt’or non stanno,
In sin che non la trovan non han posa;
     E fatto han l’alma mia sì amorosa,5
Che tutto corro in amoroso affanno;
E quando col suo guardo scontro fanno,
Toccan lo cuor che sovra ’l ciel gir osa.


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Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV.

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