Pagina:Le biblioteche popolari in Italia dall'anno 1861 al 1869.djvu/56

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artisti, bottegai, meccanici novizi, impiegati di terza classe di assai mediocre coltura, poca o nessuna scienza i quali escono stanchi dalle giornaliere loro occupazioni (ed ecco qui una riprova della poco utilità ed opportunità della lettura fissa anziché circolante); e perciò si appigliano ad un libro che valga piuttosto ad esilararli e produrre diletto anziché ad istruirli utilmente. È certo non pertanto che il profitto scientifico ed eruditivo si riduce a poco; ma d’altra parte é pure desiderabile che questa età così vivace e pronta, insofferente della immobilità e dell’applicazione mentale, trovi un pascolo onesto all’intelletto ed al cuore e si allontani così dai luoghi di dissipazione e di scialacquo del poco peculio guadagnato pigliando invece amore alla lettura che da gaia e piacevole in principio farà passaggio alla seria e di pratica utilità.

La Biblioteca è povera ancora e specialmente di quelle operette che possono dare vantaggio alle arti meccaniche, alle arti belle, all’industria, all’igiene, all’agricoltura, alla marineria, alle manifatture, alla erudizione intorno agli usi ed ai costumi delle diverse nazioni: ed era perciò necessario ampliarla convenientemente, cioè in modo tale che si distingua dalle altre biblioteche, per opere che siano di pratica utilità popolare.

Si dee pure aver presente che la città di Genova per la sua topografia rende incomodo a molti il recarsi ad ore e giorni determinati nel locale della biblioteca. Che i più non possono dedicare alla lettura di buoni libri se non qualche ora o mezz’ora ad intervalli fra le loro occupazioni giornali; che troppi ancora, per le