Pagina:Le biblioteche popolari in Italia dall'anno 1861 al 1869.djvu/61

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fondesse libri e letture nel popolo. Fa il ch. teologo C. Dalmasso che nel Consiglio provinciale fece sentire la sua voce sempre coraggiosa e non meno autorevole quando si tratta di diffondere asili, scuole, mutuo soccorso, insomma ogni sorta di associazioni per la beneficenza economico-educativa dell’operaio. Il Consiglio provinciale rispose con una nobile deliberazione, che determinava l’allogamento nel bilancio 1868, di 4 premi, di 300 lire ciascuno ai 4 comuni o corpi morali che primi nella provincia avessero aperto Biblioteche popolari.

Questa bella provvidenza fu una scintilla che suscitò viva fiamma nel cuore di quelli alpigiani. Il sac. Dalmasso aveva già (dichiarandola esclusa dal concorso) promossa ed aperta colle forze economiche della Società operaia, la prima Biblioteca circolante in Govone: seguiva l’esempio, Racconigi (con 1800 volumi) caldeggiandone l’apertura fra gli altri cittadini il giovine professore Ferrero-Gola, poscia la città di Canale (con volumi 1600) e quindi Carrù e Savigliano (con 1400 volumi ciascuna). A queste 4 Biblioteche popolari fu concesso il premio provinciale, e il proponente Dalmasso offriva del proprio a ciascuna una collezione di venti opere popolari.

Egli anzi animato da sì prospero successo, nella successiva sessione del Consiglio tornò a rinnovare la proposta e sebbene combattuta dalla Deputazione provinciale e dalla Commissione del bilancio, questa sortì dopo viva discussione esito favorevole, sicché furono nuovamente allogate nel bilancio 1869 le lire 1200 per altri 4 premi i quali troveranno senza dubbio sollecito collocamento, essendosi già in varii altri comuni iniziata la benefica istituzione e a Demonte