Pagina:Le biblioteche popolari in Italia dall'anno 1861 al 1869.djvu/88

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si approvò l’idea nella seduta 21 dicembre 1866 a proposta delli assessori Francesco Frizzerin e Pietro Bassi che con belle parole nella consiliare adunanza 9 marzo 1867 riferivano a nome della Giunta sui principii e sui mezzi per assicurare il novello istituto.

L’inazione dell’intelletto, diceva giustamente la Commissione, nelle epoche passate rese impossibili alle arti il sentimento del bello, alle industrie i trovati della scienza, ai traffici gli ardimenti speculativi, ed all’agricoltura ogni miglioramento: quasi tutti lavoravano privi di idee e di coscienza e in quella vegetazione spontanea com’erano allietati dalle feste ed immorali baldorie, disdegnavano l’alimento dell’intelletto e rifuggivano dalle associazioni per un previdente risparmio: finchè pertanto l’istruzione non ringiovanisca e rimuti il popolo e non gli apra nuove fonti di guadagno e nuovi campi ov’esercitare la sua attività, sia nostro compito concorrere con opportune istituzioni allo svolgimento di quei nobili germi che la comune e provida natura ha sparso nelle infime come nelle classi superiori. Dissipate le prime nebbie dalla mente, l’uomo prova l’imperiosa necessità di progredire e benché abbandonato a se stesso cerca nei libri le inesplorate regioni, e, fra la luce che lo comprende, raffina il sentimento, medita e crea. Proponiamo dunque di aprire la Biblioteca popolare a completar l’istituzione delle scuole serali; per essa l’artigiano nobiliterà i brevi ozi della sua vita, per essa completerà l’opera della buona educazione, acquisterà senza carico della sua economia maggiori lumi e ammaestramenti alla propria industria.