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Pagina:Le biblioteche popolari in Italia dall'anno 1861 al 1869.djvu/94

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messi Sposi, ecc., saranno i primi maestri che il denaro contribuito da voi con sapienti risparmii porrà in mano dell’artigiana e dell’operaia di queste borgate. E le giovani che in tanto numero seppero imparare a leggere ad onta che nessuna scuola sia aperta per esse, queste figlie del popolo, parte delle quali col solo aiuto di qualche donnicciuola appresero ciò che s’ignora da 17 milioni[1] d’italiani, sapranno anch’esse apprezzare l’opera vostra quanto occorre per giovarsene a migliorare se stesse.

«Questa Biblioteca poi, oltreché un beneficio pel nostro comune, sarà anco un eccitamento ed esempio per altri che vorranno imitarci: se i tempi volgeranno meno avversi è sperabile che la nostra associazione si diffonda in tutto il Cadore, estenda la sua attività alle scuole serali ed alti asili infantili e tenga il nostro popolo a livello degli altri d’Italia, onde non restiamo fra gli ultimi noi che ci tenemmo finora fra’ primi. Nobilissima pertanto è l’opera a cui siete chiamate e degna di voi: mancando all’appello, manchereste a voi stesse. — 6 ottobre 1867.»

Le prime contribuenti furono 14 signore che in tutto erogarono la somma di lire 140; poi venne in aiuto il Regio Ministero d’istruzione che dietro proposta del Consiglio scolastico provinciale decretò il sussidio di lire 100 e finalmente la Deputazione della provincia che somministrò 90 volumi. Non essendo facile trovare persone che in sì piccol paese si prestino in forma di Comitato o Commissione a dirigere quest’opera, essa è tutta nelle mani dell’egregio sac. Davià che pure s’incarica di distribuire

  1. Ossia, da 12 milioni.