Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/128

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120 le confessioni d'un ottuagenario.

padre e tu il figliuolo. Non voleva difendermi, voleva raccontare: vedi anzi che ho filosofato più del bisogno, per chiarire la parte così ai buoni come ai cattivi sentimenti. Giudicami adunque, ma tien conto della mia sincerità, e non dimenticare che se tua madre fosse al mondo, ella godrebbe di vederti amoroso ed indulgente figliuolo.»

Scorsa questa lunga lettera, tanto diversa dalla consueta cupezza di mio padre, e nella quale l’indole di lui si scopriva intieramente colle sue buone doti, coi suoi molti difetti, e col singolare acume del suo ingegno, rimasi qualche tempo soprappensiero. Ebbi finalmente la buona ispirazione di sollevarmi anch’io all’altezza delle cose sante ed eterne; là trovai scolpito a caratteri indelebili quel comandamento che è proprio degno di Dio. «Onora tuo padre e tua madre.» Questo duplice affetto non può separarsi; e l’onorare mia madre implicava in sè di perdonare a colui, al quale certo ella avrebbe perdonato vedendolo compunto e pentito del suo tristo ed obliquo operare. Per giunta debbo io confessarlo?... Quel temperamento duro e selvaggio, ma tenace ed intero di mio padre, esercitava sul mio una certa violenza: i piccoli sono sempre disposti ad ammirare i grandi; quando poi li spinga il dovere, l’ammirazione loro trascende ogni misura. Pensai, pensai; e resi spontaneamente tutto il mio cuore a quel solo che me lo chiedeva col sacro diritto del sangue. Quali fossero quei nuovi disegni che lo richiamavano in Levante, non mi venne fatto neppure d’immaginarmeli. In complesso mi fidava di lui, aspettandomi di vedere quandochessia qualche cosa di grande; e benchè egli rimanesse ingannato come noi dalle stesse illusioni, lo reputava tanto superiore per larghezza di vedute, e tenacia e forza di volontà, che non avrei saputo figurarmelo illuso e sconfitto per la seconda volta. Allora ero giovine; neppure il dolore mi rintuzzava la speranza, e questa si facea strada