Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/137

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capitolo decimoquarto. 129

smarrimento, quel tremore e quella subitanea apparizione.

— Cosa significa? — rispose la Pisana con una vocina rabbiosa che si arrotava contro i denti prima d’uscir dalle labbra. — Te lo spiego ora io cosa significa! ho piantato mio marito, sono stanca di mia madre, fui respinta dai miei parenti. Vengo a stare con te!...

— Misericordia!! — Fu proprio questa la mia esclamazione; me la ricordo come fosse ora; del pari mi ricordo che la Pisana non se ne adontò per nulla, e non si ritrasse d’un atomo della sua risoluzione. Quanto a me non mi maraviglio punto, che il precipizio d’un tal cambiamento di scena mi fosse cagione d’una penosa confusione; maggiore pel momento d’ogni gioia e d’ogni paura. Comunque fosse, mi sentii sbalzato tanto fuori dall’aria solita a respirarsi, ch’ebbi alla gola una specie di strozzamento; e soltanto dopo qualche istante mi venne fatto di ritornare in me e di chiedere alla Pisana qual fosse la ventura che me le rendeva utile in qualche modo.

— Ecco, — soggiunse ella; — già sai che a sbalzi io sono, anche troppo, sincera, come sono bugiarda alcune altre volte, e chiusa e riservata per costume. Oggi non posso tacerti nulla; ho tutta l’anima sulla punta della lingua, e buon per te che imparerai a conoscermi a fondo. Io mi maritai per far dispetto a te e piacere a mia madre, ma sono vendette e sacrifizi che presto vengono a noia, e col mio temperamento non si può voler bene ventiquattr’ore ad un marito decrepito, magagnato e geloso. Dal signor Giulio io aveva sofferto qualche omaggio per tua intercessione, ma ero stizzita contro di te, figurati poi col tuo raccomandato!... Per giunta, io aveva l’anima riboccante d’amor di patria e di smania di libertà; mentre mio marito veniva colla tosse a predicarmi la calma, la moderazione; chè non si sapeva mai come potessero volger le cose. Figurati se