Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/155

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capitolo decimoquarto. 147

sue ragioni che non giova parlarne, ed io la compatisco, poveretta, perchè l’era avvezza a mangiare la pappa fatta, e non tenendo conto di ciò che si riscuote e di ciò che si spende, è impossibile saperne una di schietta. Del resto la sua passione non è un caso strano, e tutte le dame di Venezia ne sono adesso invasate, tantochè le migliori casate si rovinano alle tavole di gioco. Non ci capisco nulla!... tutti si rovinano e nessuna si ristora! — Gli è, soggiunsi io, per quell’antico proverbio, che, farina del diavolo non dà buon pane. Chi arrischia al faraone la fortuna dei propri figliuoli, non diverrà certo così previdente domani da investire i guadagni al cinque per cento. Si consumano tutti in vani dispendii, e resta netto solo il guadagno delle perdite. Ma tua madre fu più inescusabile delle altre, quando per accontentare i proprii capricci non si vergognò di mettere a repentaglio la fama della figlia!...

— Oh cosa dici mai! — sclamò la Pisana; — io la compatisco anche di questo! Era quella ghiotta di Rosa che glie ne dava ad intendere, e per me credo che si mangiasse ella la buona metà dei regali... Eppoi giacchè l’avea prima chiesto a suo nome, la poteva pur chiedere anche a mio. Non l’è poi mia madre per niente!

— Sai, Pisana, che la tua bontà trascende in eccesso!... Non voglio che tu ti avvezzi a ragionare in questo modo, se no tutto si scusa, tutto si perdona, e tra il male ed il bene scompariscono i confini. L’indulgenza è un’ottima cosa, ma sia verso sè che verso gli altri, bisogna ch’ella vada innanzi cogli occhi in testa. Perdoniamoci le colpe sì, quando sono perdonabili, ma chiamiamole colpe. Se le si mettono a mazzo coi meriti, si perde affatto ogni regola! —

La Pisana sorrise, dicendo ch’io era troppo severo, e scherzando soggiunse, che se scusava tutto, gli era appunto perchè altri scusasse lei dei suoi difettucci. Per al-