Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/18

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10 le confessioni d’un ottuagenario.

caso, che la filosofia e la paura votassero contro la stabilità ed il coraggio. Ma la vera filosofia a quei giorni avrebbe dovuto consigliare di cercar la salute nella propria dignità, non di chiederla in ginocchione alla sapienza politica d’un condottiero. Io per me fui degli illusi, e me ne pento e me ne dolgo; ma operava a fin di bene, e d’altra parte l’amicizia di Amilcare ancora prigione, Lucilio intrinseco affatto dell’ambasciatore francese, e mio padre più di tutti, fiduciosi nel prossimo rinnovamento di Venezia, mi spingevano per quella via. O terribile insegnamento! Ripudiare, schernire le virtù antiche senza prima essersi ricinti il cuore colle nuove, e implorare la libertà col lievito della servitù già gonfia nell’animo! Vi sono diritti che sol meritati possono chiamarsi tali; la libertà non si domanda ma si vuole: a chi la domanda vilmente è giusto rispondere cogli sputi: e Bonaparte aveva ragione, e Venezia torto. Soltanto anche un eroe che ha ragione, può esser codardo nei modi di farsela. Il partito democratico che allora poteva chiamarsi ed era infatti francese, non predominava forse a Venezia per numero; sibbene per gagliardia d’animo, per forza d’azione, e sopratutto per potenza d’aiuti. I contrari non formavano partito, ma un volume inerte di viltà e d’importanza, che dalla grandezza non riceveva alcun accrescimento di forza. I nervi ubbidiscono all’anima, le braccia all’idea, e dove non vi sono nè idea nè anima, o intorpidisce il letargo o la vita stoltizza. I parrucconi veneziani erano nel primo caso. La legazione francese, non il Senato nè il Collegio dei Savii, governava allora. Essa, sotto l’occhio stesso e a marcio dispetto dell’inquisizione, preparava i fili della trama che dovea precipitare dal trono la sfibrata aristocrazia; e buona parte della gente di lettere e di garbo le dava mano in cotali macchinazioni. I Piombi ed i Pozzi erano vani spauracchi; un monitorio dell’ambasciator Vallement spalancava ai rei di Stato quelle porte che non si riaprivano