Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/190

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stevano alla festa, piangevano piuttosto di commozione che di dolore, e d’altra parte si stimava impossibile che la Francia dopo aver donato la libertà a provincie serve e dapprima indifferenti, volesse negarla a chi l’avea sempre posseduta, e mostrato fino all’estremo di averla carissima. Bonaparte tornava in cima nell’affetto e nell’ammirazione di tutti; al più si mormorava del Direttorio Francese che gli tenea legate le mani, solita scusa di questi ladri e truffatori della pubblica gratitudine. Io pure mi diedi a credere che il trattato di Campoformio fosse una necessità del momento, una concessione temporanea per riprender poscia più di quanto si era dato; e a veder daccosto le opere di quei Francesi e la civiltà dei Cisalpini, non mi sorprese più che Amilcare mi scrivesse, affatto guarito dai suoi delirii di Bruto, e che Giulio Del Ponte e Lucilio si fossero inscritti nella nuova Legione Lombarda, nocciolo di eserciti futuri.

Io cercava con lo sguardo questi miei amici nelle schiere delle milizie disposte a rassegna nel campo del Lazzeretto; e mi parve infatti discernerli benchè per la distanza non mi potessi assicurare. Quello che raffigurai perfettamente fu a capo d’un drappello francese, Sandro, il mio amico mugnajo, con grandi pennacchi in testa e ori e fiocchi sulle spalle ed al fianco. Mi pareva impossibile che l’avessero fregiato di tanti splendori in sì breve tempo, ma era proprio lui, e se fosse stato un altro, bisognava gettar via la testa, tanto ingannava la rassomiglianza. Chiesi anco all’Aglaura, se le venisse fatto di scernere il signor Emilio, ma la mi soggiunse asciutto asciutto che non lo vedeva. Ella sembrava occuparsi più che di altro della festa, e le sue grida e il suo picchiare di mani colpirono tanto i più vicini che le fu fatto cerchio dattorno.

— Aglaura, Aglaura! — le bisbigliava io. — Ricordati che sei donna!

— Sia donna o uomo che importa? — rispose ella