Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/204

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196 le confessioni d'un ottuagenario.

quello sciocco del Villetard: e sopratutto tener salde colle unghie e coi denti le nostre franchigie, e non lasciarcele tòrre per oro al mondo. —

Erano presso a poco le mie idee; ma dal calore della voce, dalla vivacità del gesto, capii di leggieri che la grandiosa solennità del mattino aveva riscaldato anche la guardinga immaginazione di Lucilio, e ch’egli non era in quella sera il medico spassionato di due mesi prima. Così mi piaceva più; ma era meno infallibile, e per quanto i suoi pronostici concordassero coi miei, non volli ancora fidarmene alla cieca. Gli mossi adunque un qualche dubbio sull’ignoranza e sull’inesperienza del popolo, che mi pareva non atto alla sapiente civiltà degli ordinamenti repubblicani, e sull’insubordinazione che aveva osservato io stesso nelle milizie recentemente formate.

— Sono due obbiezioni cui si risponde con un solo ragionamento; — soggiunse Lucilio. — Che si vuole ad educare dei soldati disciplinati?... La disciplina. Che si vuole a formare dei veri virtuosi integri repubblicani?... La repubblica. — Nè soldati nè repubblicani nascono spontaneamente: tutti nasciamo uomini, cioè esseri da educare o bene o male, futuri servi, futuri Catoni, secondochè capitiamo in mani scellerate od oneste. Mi consentirai del resto, che se la repubblica non varrà a formare i perfetti repubblicani, di poco sarà più destra o volenterosa la tirannia a prepararli!...

— Chi sa! — io sclamai. — La Roma di Bruto sorse dalla Roma di Tarquinio!

— Eh! statti pure in pace, Carlino, su questo punto; che dei Tarquinii non ne mancarono a noi in quattro o cinque secoli di pazzie e di servitù!... Dovremmo essere educati abbastanza. Dimmi piuttosto qualche cosa di te. Oh perchè ti sei ritardato fino ad ora a Venezia? Come t’ingegnavi a poter vivere colà? —