Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/264

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256 le confessioni d’un ottuagenario.

CAPITOLO DECIMOSETTIMO.


Epopea napoletana del 1799. — La Repubblica Partenopea e la spedizione di Puglia. — I Francesi abbandonano il Regno; Ruffo lo invade coi briganti, coi Turchi, coi Russi, cogli Inglesi. — Ritrovo mio padre per vederlo morire, e cado prigioniero di Mammone. — Ma son liberato dalla Pisana, e mentre il sangue più nobile e generoso d’Italia scorre sul patibolo, noi due insieme con Lucilio salpiamo per Genova, ultimo e scrollato baluardo della libertà.


Quel popolo di Napoli, che armato in campo erasi sperperato dinanzi ad un pugno di Francesi per la complicatissima ignoranza del barone di Mack, quel popolo stesso abbandonato dal re, dalla regina e da Acton, rovina del regno, venduto dal vice-re Pignatelli ad un armistizio vile e precipitoso, senz’armi e senz’ordine, in una città vastissima e aperta d’ogni lato, si difese due giorni contro la cresciuta baldanza dei vincitori. Si ritrasse nelle sue tane vinto ma non scoraggiato; e Championnet entrando trionfalmente il ventidue gennajo millesettecentonovantanove, sentì sotto i piedi il suolo vulcanico che rimbombava. Sorse una nuova Repubblica Partenopea; insigne per una singolare onestà, fortezza e sapienza dei capi, compassionevole per l’anarchia, per le passioni spiritate e perverse che la dilaniarono, sventurata e mirabile per la tragica fine.

Non erasi ancora stabilito a dovere il nuovo governo, che il cardinal Ruffo colle sue bande sbarcava di Sicilia nelle Calabrie, e poneva in gran pericolo l’autorità repubblicana in quell’estremo lembo d’Italia. Alcune terre lo accoglievano come un liberatore, altre lo ributtavano come assassino, e fortunatamente si difendevano, o venivano prese, arse, smantellate. Masnade di briganti capitanate da Mammone,