Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/467

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capitolo ventesimo. 459

splende da quegli occhi divini!... Rimani, rimani con noi; per carità rimani!...

— E credi che se dovessi rimanere, avrei goduto i piaceri puri, ineffabili, di quest’ultima ora?... Oh no, Carlo; ogni altra gioia sarebbe per me omai troppo ignobile e scolorita. Lascia, lascia che me ne vada. Ammira tu pure, insieme con me, la clemenza di Dio che circonda dei colori più splendidi il sole che tramonta!... Ringrazialo di farci pregustare in questo mondo le voluttà inesprimibili dell’altro, quasi un’arra infallace che le promesse infuseci da lui nel cuore, non sono nè manchevoli, nè menzognere!... Addio, Carlo, addio!... Separiamoci ora che le nostre anime sono forti e preparate!... Ci rivedremo ancora forse molte volte, forse una sola!... Ma un’ultima volta ci rivedremo certo, per non separarci mai più. Vado ad aspettarti, ad imparare ad amarti veramente come meriti!... Addio addio!... —

E mi sfuggì d’infra le braccia, e non ebbi la forza di trattenerla; e piansi piansi com’ella veramente fosse morta, come quell’addio fosse stato la sua ultima parola. E per vagar che facesse il mio pensiero non vedeva altro intorno a sè che buio e deserto. Quell’anima così grande e sublime risplendeva tanto, che fuggendo ella, mi parevano larve tutti gli altri splendori di quaggiù, e ogni affetto perdeva forza e calore raffrontandosi al suo. Entrarono di lì a poco Lucilio, l’Aquilina con tutti gli altri; io non ebbi forza che di segnare con un gesto la porta donde era scomparsa la Pisana, e sciogliermi di bel nuovo in pianto.

La vista di quelle persone che mi inchiodavano sì irremissibilmente alla vita, mi fu in quel punto insopportabile e direi quasi odiosa. Era perfino snaturato contro la moglie e i figliuoli. Ma partiti che furono dalla camera, spaventati dal mio pianto e da quel gesto terribile, i consigli della Pisana mi mormorarono pietosamente nel cuore.