Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/157

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veniva con innumerabili falangi per impossessarsi anche di quelli del re mio zio.

«Non avendo allora questo principe che la sua guardia ordinaria, non potè resistere a tanti nemici, che investirono la città, ed essendo state loro aperte le porte, poco stentarono ad impadronirsene. Nè maggior difficoltà provarono a penetrare fino al palazzo del re mio zio, che, postosi in difesa, dopo accanita pugna, rimase ucciso. Quanto a me, combattei per qualche tempo; ma vedendo che bisognava cedere alla forza, cercai di ritirarmi, ed ebbi la buona ventura di scampare per vie nascoste, e recarmi presso un ufficiale del re, la cui fedeltà m’era nota.

«Oppresso dal dolore, perseguitato dalla fortuna, ebbi ricorso ad uno strattagemma, unico rifugio che restavami per conservare la vita. Mi feci radere la barba e le sopracciglia, e preso l’abito di calendero, uscii dalla città senz’essere riconosciuto. Mi fu quindi agevole allontanarmi dal regno di mio zio, camminando per luoghi remoti, ed evitando di passare per le città, finchè giunto nell’impero del possente commendatore dei credenti (1), il glorioso ed illustre califfo Aaron-al-Rascid, cessai di temere. Allora, pensando su ciò che aveva a fare, presi la determinazione di venire a Bagdad per gettarmi appiè di sì gran monarca, del quale ovunque si vanta la generosità. Lo commoverò, diceva, col racconto delle mie sventure; avrà pietà senza dubbio di un principe infelice, e non ne implorerò certo invano la protezione.

«Finalmente, dopo un viaggio di più mesi, sono arrivato oggi alle porte di questa città; entratovi sul cadere del giorno, ed essendomi fermato per ripigliare le forze, e deliberare da qual parte volgere i passi,

  1. Ossia principe de’ fedeli, titolo dei califfi.