Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/121

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gare non più di loro, e lo giurai fin dal momento ch’ebbi bastante cognizione per avvedermi della nobiltà e dell’antichità di nostra casa. La condizione alla quale siamo ridotti, non mi obbligherà a cangiar sentimento; e se dovete soccombere nell’esecuzione del vostro disegno, son pronta a perire con voi, piuttosto che seguire un consiglio al quale non mi sarei mai aspettata da parte vostra. —

«Mio fratello, ostinato in tal matrimonio, che non mi conveniva, a mio giudizio, volle dimostrarmi esistervi sulla terra monarchi, i quali non la cedevano a quelli del mare. Que’ suoi detti m’indispettirono a segno, che prorompendo in furibondi trasporti contro di lui, mi attirai durezze da parte sua, onde fui punta al vivo, ed egli mi lasciò tanto poco soddisfatto di me, quanto malcontenta era io di lui. Nel mio sdegno, slanciatami dal fondo del mare, andai ad approdare all’isola della Luna.

«Malgrado il vivo malcontento che m’aveva costretta a venire a gettarmi in quest’isola, non lasciai di vivervi abbastanza tranquilla, ritirandomi in luoghi remoti dove mi trovava comodamente. Le mie precauzioni però non impedirono che un uomo di qualche distinzione, accompagnato da vari servi, non mi sorprendesse mentre dormiva, trasportandomi poscia in casa sua; mi dimostrò egli molto amore, e nulla dimenticò onde persuadermi a corrispondergli. Quando vide che non guadagnava nulla colla dolcezza, credè di riuscir meglio colla forza; ma lo feci pentire sì bene della sua insolenza, che risolse di vendermi al mercante, il quale m’ha condotta e ceduta a vostra maestà. Era costui un uomo savio, dolce ed umano; e nel lungo viaggio che mi fece fare, mi diè ogni motivo di lodarmi di lui.

«Quanto a vostra maestà,» proseguì la principessa Gulnara, «se ella non avesse avuto per me