Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/146

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alcuno che potesse dargliene notizia, si separò dagli altri cacciatori per cercarlo, e finalmente lo scoperse da lontano. Aveva egli fin dal giorno precedente, e più chiaramente ancora nel giorno medesimo, notato che il giovane non avea la consueta sua giovialità, stava contro il solito pensieroso, e non era pronto a rispondere alle domande che gli venivano fatte, o rispondendo, non lo faceva a proposito; ma del motivo di quel cangiamento, non nutriva il minimo sospetto. Se non che appena lo vide nella situazione, in cui si trovava, più non dubitò che non avesse inteso il colloquio da lui tenuto colla regina Gulnara, e non fosse innamorato. Smontò assai lontano da lui, e legato il cavallo ad un albero, fece un gran giro, e gli si accostò senza rumore e tanto vicino, che l’udì proferire queste parole:

«— Amabile principessa del regno di Samandal,» sclamava egli, «non mi fu certamente fatto se non un debole abbozzo dell’incomparabile vostra beltà; talchè vi ritengo ancora più vezzosa, preferibilmente a tutte le principesse del mondo, che il sole non sia preferibilmente più bello della luna e di tutti gli astri insieme. Correrei in questo stesso momento ad offerirvi il mio cuore, se sapessi dove trovarvi; esso è vostro, e mai principessa alcuna, fuor di voi, sarà per possederlo. —

«Saleh non ne volle udire di più; s’inoltrò, e facendosi vedere a Beder: — Da quanto comprendo, nipote,» gli disse, «avete udito ciò che ier l’altro dicevamo, la regina vostra madre ed io, della principessa Giauara. Non era tale la nostra intenzione, ed abbiam creduto che dormiste. — Mio caro zio,» rispose il giovane, «non ne ho perduta sillaba, e ne provai l’effetto che prevedeste e non avete potuto evitare. Vi ho espressamente trattenuto col disegno di parlarvi, prima della vostra partenza, dell’amor mio; ma la vergogna di