Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/147

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farvi la confessione della mia debolezza, se tale sia l’amare una principessa sì degna d’essere amata, mi chiuse la bocca. Vi supplico dunque, per l’amicizia che avete per un principe, il quale ha l’onore d’esservi prossimo parente, ad aver pietà di me, e non aspettare, onde procurarmi la vista della divina Giauara, il consenso del re suo padre al nostro matrimonio, a meno che non preferiste scorgermi morire d’amore per lei prima di vederla. —

«Tale discorso del re di Persia imbarazzò molto Saleh, che gli dimostrò quanto fosse difficile dargli la soddisfazione che desiderava; che non poteva farlo senza condurlo con lui; e siccome la sua presenza era tanto necessaria nel regno, da temer tutto ove se ne assentasse, lo scongiurò di moderare la sua passione fin che avesse disposte le cose in modo di poterlo contentare, assicurandolo che adoprerebbe tutta la possibile diligenza, e tornerebbe a rendergliene conto fra pochi giorni. Ma non ascoltò il re di Persia quelle ragioni. — Zio crudele,» rispose, «ben m’avveggo che non mi amate quanto n’era persuaso, e che preferite vedermi morire anzichè accordarmi la prima grazia cui v’abbia chiesto in mia vita!

«— Sono pronto a provare a vostra maestà,» replicò il re Saleh, «non esservi nulla ch’io tralasci per servirvi; ma non posso condurvi con me, se non abbiate prima parlato colla regina vostra madre. Che cosa direbb’ella di voi e di me? Io sono contento, se essa vi acconsente, ed aggiungerò a tal uopo le mie preghiere alle vostre. — Non ignorato,» ripigliò il re di Persia, «che la regina mia madre non permetterà mai ch’io l’abbandoni, e questa scusa mi fa meglio conoscere la vostra durezza a mio riguardo. Se mi amate come volete farmi credere, bisogna che torniate subito adesso nel vostro regno, conducendomi con voi.»