Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/148

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La sultana, costretta qui ad interrompere il discorso, lo riprese l’indomani in codesta guisa:


NOTTE CCLVII


— Sire, Saleh, costretto a cedere alla volontà del re di Persia, trasse un anello che teneva in dito, sul quale stavano incisi i medesimi nomi misteriosi di Dio come sul sigillo di Salomone, che aveano per le loro virtù fatti tanti prodigi, e presentandoglielo, gli disse: - Prendete questo anello, ponetevelo in dito, e non temete nè le acque del mare, nè la sua profondità.» Il re di Persia prese l’anello, e postoselo in dito: — Fate come me,» tornò a dirgli il re Saleh; ed in pari tempo alzaronsi lievemente nell’aere, inoltrandosi verso il mare che non era lontano, e vi s’immersero.

«Non mise molto tempo il re marino per giungere al proprio palazzo insieme al re di Persia suo nipote, ch’egli subito condusse all’appartamento della madre, alla quale lo presentò. Il giovane baciò la mano all’avola, e questa lo abbracciò con grande dimostrazione di gioia. — Non vi domando,» gli disse, «notizie della vostra salute, poichè veggo che state benissimo e ne sono assai contenta; ma vi prego a darmene di quelle della regina Gulnara vostra madre e mia figliuola.» Il re di Persia si guardò bene dal manifestarle di essere partito senza prendere da lei congedo; ma l’assicurò invece d’averla lasciata in perfetta salute, e ch’essa lo aveva incaricato di farle i suoi complimenti. La regina gli presentò poscia le principesse; e mentre gli dava agio d’intertenersi secoloro, entrò in un gabinetto col re Saleh, ove que-