Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/152

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«Rimase il re Saleh sommamente offeso di risposta tanto oltraggiosa, e durò fatica a frenare il giusto suo sdegno. — Iddio, o sire,» soggiuns'egli con tutta la possibile moderazione, «ricompensi vostra maestà come merita; vorrà però concedermi l’onore di dirle ch’io non domando la principessa sua figliuola in matrimonio per me. Quando ciò fosse, ben lungi che se ne dovesse offendere vostra maestà, o la principessa medesima, crederei di far molto onore all’uno ed all’altra. Vostra maestà sa bene ch’io sono uno de’ re dal mare al par di lei; che i miei predecessori non la cedono in antichità ad alcun’altra famiglia reale, e che il regno avutone in retaggio non è meno fiorente, nè possente meno di quello che fosse ai tempi loro. Se ella non mi avesse interrotto, avrebbe in breve compreso che la grazia, cui le domando, non risguarda me, ma il giovane re di Persia, mio nipote, la cui potenza e grandezza, non meno delle qualità personali, non devono esserle sconosciute. Tutto il mondo sa che la principessa Giauara è la più bella creatura vivente sotto la volta de’ cieli; ma non è men vero che il giovane re di Persia può dirsi il principe più leggiadro, e compito che esista sulla terra ed in tutti i regni del mare; le opinioni non sono divise intorno a ciò. Laonde, siccome la grazia chiesta da me non può tornare se non a maggior gloria di lei e della principessa Giauara, ella non deve dubitare che il suo consenso ad una parentela sì proporzionata, non sia per essere seguito dall’universale approvazione. La principessa è degna del re di Persia, e questi non men degno di lei. Non v’hanno monarchi, nè principi al mondo che possano contrastarlo. —

«Il re di Samandal non avrebbe lasciato campo a Saleh di parlare tanto a lungo, se il furore, nel quale lo posero tai detti, gliene avesse data la libertà. Stette